Imprenditore e consulente esaminano flussi di cassa e scadenze dei debiti in una sala riunioni

Le soluzioni per aziende in crisi non cominciano necessariamente dalla vendita di un bene o dalla richiesta di un nuovo prestito. Prima occorre distinguere una tensione di liquidità temporanea da uno squilibrio economico e dalla prospettiva di non riuscire più a rispettare regolarmente gli impegni. Sono condizioni che possono sovrapporsi, ma richiedono risposte diverse. La prima decisione, quindi, è costruire una diagnosi fondata su cassa, scadenze, marginalità e sostenibilità del debito.

La diagnosi viene prima delle soluzioni per aziende in crisi

La crisi si manifesta su piani differenti. La liquidità riguarda il denaro disponibile e i movimenti attesi; i debiti sono obbligazioni con importi e scadenze; la continuità riguarda la sostenibilità dell’attività nel tempo. L’insolvenza, invece, ha una precisa rilevanza giuridica e non dovrebbe essere dedotta da un solo ritardo o da un dato isolato.

Confondere questi piani può portare a decisioni premature. Un finanziamento può dare ossigeno alla cassa senza correggere un’attività strutturalmente in perdita. All’opposto, un’impresa con ordini e margini può trovarsi in difficoltà perché incassa dopo aver già pagato fornitori, personale e altri impegni.

Liquidità: ricostruire entrate e uscite effettive

Ricavi e risultato economico non descrivono da soli la disponibilità di denaro. Un ricavo contabilizzato può non essere stato ancora incassato, mentre pagamenti, rate e investimenti possono produrre uscite immediate. Per questo l’analisi dei flussi di liquidità deve collegare l’attività operativa alla variazione del capitale circolante, all’area finanziaria e agli investimenti o disinvestimenti.

La fotografia iniziale deve partire dalla cassa realmente disponibile e proseguire con una previsione degli incassi e dei pagamenti. Crediti commerciali, scorte e debiti verso fornitori incidono sul capitale circolante: vendere di più non risolve la tensione se le nuove vendite assorbono altra cassa prima dell’incasso.

Il business plan può servire a mettere in relazione attività operativa, incassi, pagamenti, finanziamenti e investimenti. Non è una soluzione automatica né esiste, in questo contesto, un unico modello valido per ogni impresa. È utile quando espone ipotesi verificabili e consente di confrontare periodicamente le previsioni con quanto è realmente avvenuto.

Debiti: l’importo totale non basta

La stessa esposizione può avere conseguenze differenti in base alle scadenze. Occorre quindi ricostruire non soltanto quanto è dovuto, ma a chi, entro quando e con quale effetto sull’attività. Debiti già scaduti, rate future, pagamenti indispensabili alla produzione e impegni finanziari non possono essere trattati come un’unica massa indistinta.

La mappa dovrebbe separare almeno creditori, importi, scadenze, eventuali arretrati e rapporti necessari alla continuità. Questo permette di individuare i momenti nei quali le uscite superano le risorse disponibili e di capire se una rinegoziazione delle scadenze possa bastare o se il problema riguardi la sostenibilità complessiva del debito.

Marginalità e continuità: capire se l’attività può reggersi

La marginalità risponde a una domanda diversa da quella posta dalla cassa: l’attività caratteristica riesce a produrre risorse oppure continua ad assorbirle? Il dato aggregato può non essere sufficiente. Quando possibile, è utile distinguere prodotti, commesse, clienti o aree operative per riconoscere ciò che contribuisce al risultato e ciò che alimenta lo squilibrio.

La continuità aziendale non coincide con la capacità di superare il pagamento più vicino. Richiede una prospettiva nella quale operatività, capitale circolante, investimenti e debito possano essere sostenuti insieme. Se le previsioni mostrano una crescente difficoltà ad adempiere, la qualificazione della situazione e le iniziative conseguenti devono essere valutate tempestivamente con professionisti e organi societari.

Le informazioni da preparare nelle prime settimane

Consulenti, banche e creditori possono valutare una proposta soltanto se dispongono di una base informativa coerente. La documentazione iniziale dovrebbe consentire di ricostruire almeno:

  • la liquidità disponibile alla data di partenza;
  • gli incassi attesi, con date previste e grado di affidabilità;
  • i pagamenti già scaduti e quelli in arrivo;
  • i crediti commerciali, la loro anzianità e la concreta possibilità di riscossione;
  • i debiti distinti per creditore, importo e scadenza;
  • l’andamento operativo e la marginalità delle principali attività;
  • finanziamenti, rate e investimenti necessari o rinviabili;
  • le ipotesi utilizzate per costruire la previsione dei flussi.

Lo scopo non è produrre un fascicolo formale, ma ottenere una rappresentazione comune della crisi. Se cassa, situazione debitoria e piano operativo utilizzano dati o ipotesi incompatibili, anche la trattativa meglio impostata rischia di partire da una base fragile.

Dal vecchio impianto fallimentare alla rilevazione tempestiva

Il quadro normativo è cambiato nel tempo. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza è entrato in vigore il 15 luglio 2022, riunendo la disciplina precedentemente contenuta nella legge fallimentare del 1942 e nella legge n. 3 del 2012. Il testo è stato successivamente modificato dal decreto legislativo n. 136 del 2024.

Nel sistema delineato dal Codice, l’attenzione non è riservata soltanto all’insolvenza già manifesta. Agli amministratori è richiesto di predisporre assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati a rilevare tempestivamente la crisi e la perdita della continuità. Il monitoraggio deve quindi intercettare anche gli squilibri che rendono probabile una crisi, quando esiste ancora spazio per confrontare più alternative.

Risanamento, accordi, nuova finanza o uscita ordinata

La diagnosi serve a evitare che lo strumento venga scelto prima di aver definito il problema. Nessuna soluzione è sempre preferibile: la decisione dipende dalla capacità dell’attività di generare risorse, dalla struttura dei debiti, dal patrimonio disponibile e dalle prospettive industriali.

Risanamento operativo

Se l’attività conserva prospettive sostenibili, il primo percorso da esaminare è il risanamento operativo. Può richiedere interventi su costi, prezzi, tempi di incasso, attività non redditizie, scorte o investimenti. Le misure devono però tradursi in flussi prevedibili: un taglio isolato o la vendita occasionale di un bene non dimostrano da soli che la continuità sia stata recuperata.

Accordi con i creditori

Quando il problema riguarda soprattutto la distribuzione temporale delle scadenze, il confronto con i creditori può cercare di riallineare pagamenti e capacità finanziaria. La proposta deve mostrare quali risorse saranno disponibili, in quali tempi e grazie a quali interventi. Chiedere semplicemente altro tempo, senza una previsione attendibile, rinvia il momento della verifica ma non modifica la sostenibilità del debito.

Nuova finanza

Un nuovo finanziamento può sostenere il circolante o accompagnare un piano, ma deve essere valutato insieme alla futura capacità di rimborso. Se viene utilizzato soltanto per pagare debiti in scadenza mentre l’attività continua a perdere risorse, aumenta l’esposizione senza rimuovere la causa della crisi. La domanda corretta non è soltanto quanta liquidità serva oggi, ma quale flusso consentirà di restituirla.

Gli strumenti previsti dal Codice

Il Codice contempla più strumenti di regolazione e ristrutturazione: piani attestati di risanamento, accordi di ristrutturazione dei debiti, convenzioni di moratoria, concordati preventivi in continuità o liquidatori e piani di ristrutturazione soggetti a omologazione. La presenza di più percorsi non consente di individuarne uno in base al solo ammontare dei debiti; occorre esaminare flussi, scadenze, patrimonio e prospettive dell’impresa.

La composizione negoziata è rivolta all’imprenditore che si trova in condizioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario e intende perseguire il risanamento. Non va quindi considerata un accesso indistinto o una soluzione automatica: la sua applicabilità richiede una valutazione concreta delle prospettive di risanamento.

Quando valutare un’uscita ordinata

Se le previsioni non sostengono la continuità e non emerge un piano credibile, anche la liquidazione o un percorso di uscita ordinata devono entrare nel confronto. Non si tratta della conseguenza automatica di ogni difficoltà, ma di un’alternativa da esaminare prima che il deterioramento riduca il valore residuo e renda le decisioni obbligate.

Il tempo conserva le alternative

Anticipare la diagnosi non elimina l’incertezza, ma amplia lo spazio per negoziare e correggere la gestione. Finché liquidità, scadenze e continuità vengono misurate insieme, è possibile confrontare risanamento, accordi, nuova finanza e uscita ordinata senza confonderli. Quando la verifica arriva troppo tardi, aumenta invece il rischio di affidarsi a decisioni irreversibili nate dall’urgenza. La scelta concreta dello strumento richiede comunque l’esame della situazione da parte dei professionisti e degli organi societari competenti.

Di Oscar Pagani

Sono una blogger che ama scrivere. I miei hobby sono leggere, guardare film, visitare musei e viaggiare.