Sale, salumi, snack, piatto pronto, liquirizia, caffè, tè e bevande disposti su un tavolo da cucina

Un aumento temporaneo della pressione dopo una bevanda stimolante non equivale agli effetti persistenti di un’alimentazione ricca di sodio. Per rispondere alla domanda quali cibi e bevande aumentano la pressione sanguigna? bisogna quindi distinguere il tipo di esposizione: quantità accumulate ogni giorno, sostanze specifiche assunte per un periodo definito e semplici associazioni osservate nel tempo.

Le categorie da considerare sono gli alimenti molto salati, l’alcol in eccesso, le bevande energetiche ad alta concentrazione di caffeina e taurina, la liquirizia contenente acido glicirrizico e le bevande zuccherate. Non sono però alternative omogenee: il sodio ha un effetto legato all’apporto complessivo, la liquirizia agisce attraverso un suo componente caratteristico, mentre per alcune bevande le prove descrivono un’associazione senza chiarire un unico meccanismo fisiologico.

Quali cibi e bevande aumentano la pressione sanguigna con le prove più dirette?

Il legame più consolidato riguarda l’eccesso di sodio. Le indicazioni ESC richiamate in ambito cardiologico riportano come riferimento non più di 2 grammi di sodio al giorno, equivalenti a 5 grammi di cloruro di sodio, cioè sale. Non si tratta di 5 grammi di solo sale aggiunto a tavola: nel totale rientra anche quello già presente nei prodotti confezionati e nelle preparazioni.

Snack salati, piatti pronti e insaccati sono spesso fonti rilevanti, ma il nome della categoria non basta a prevederne l’effetto. Se il criterio di confronto è l’esposizione al sodio, occorre valutare il contenuto di sale e la quantità realmente consumata, non stabilire che ogni salume o ogni piatto pronto abbia lo stesso impatto.

Altre esposizioni sono più specifiche. La liquirizia può aumentare la pressione attraverso l’acido glicirrizico, mentre le bevande energetiche ad alta concentrazione di caffeina e taurina possono produrre un aumento pressorio. Questi due casi non autorizzano però a considerare allo stesso modo qualsiasi caramella alla liquirizia, una tazza di caffè e una lattina di energy drink.

Sodio, ritenzione idrica e pressione arteriosa

Quando l’apporto di sodio è elevato, l’organismo tende a trattenere più acqua. L’aumento del volume di liquido in circolo può accrescere la pressione esercitata sulle pareti dei vasi. La risposta concreta varia con quantità, frequenza, sensibilità individuale, età e condizioni cliniche, ma è il meccanismo alimentare più chiaramente riconoscibile tra quelli considerati.

Sodio e sale, tuttavia, non sono sinonimi. Il sodio è il componente rilevante per il rischio, mentre nella tabella nutrizionale compare la voce “sale”. Nella spiegazione del CREA sull’etichetta nutrizionale, il valore è presentato per 100 grammi o 100 millilitri e può comparire anche per porzione.

Il compromesso da cogliere è tra concentrazione e consumo effettivo. Un alimento molto salato assunto in piccola quantità e un prodotto meno concentrato mangiato in porzioni abbondanti non si confrontano correttamente guardando soltanto il dato per 100 grammi. Bisogna rapportare quel numero alla porzione reale e sommare le diverse fonti della giornata. Le indicazioni del Ministero della Salute per ridurre il consumo di sale aiutano a collocare questa verifica nelle abitudini quotidiane, anziché concentrarla su un singolo prodotto.

Liquirizia: conta l’acido glicirrizico, non soltanto il gusto

Nel caso della liquirizia il criterio pertinente non è il contenuto di sale, ma la presenza e la dose di acido glicirrizico. In un piccolo studio del 2024, 28 volontari sani hanno assunto ogni giorno liquirizia contenente circa 100 milligrammi di questa sostanza. Rispetto al controllo, la pressione sistolica è aumentata dal quinto al quattordicesimo giorno; alla fine dell’intervento sono diminuiti anche renina e aldosterone, segnali coinvolti nella regolazione ormonale dell’equilibrio idrosalino e della pressione.

Il risultato mostra un effetto misurabile in condizioni definite, non una soglia universale valida per ogni prodotto. Il contenuto di acido glicirrizico può cambiare e lo studio riguardava un campione ridotto di persone sane. Perciò non è possibile tradurre automaticamente i 100 milligrammi studiati in un numero standard di caramelle, tisane o estratti.

Caffeina: perché caffè ed energy drink non sono equivalenti

Tra le bevande contenenti caffeina, il confronto va fatto a parità di tipologia e composizione. Le bevande energetiche con alte concentrazioni di caffeina e taurina possono aumentare la pressione e sono associate a possibili complicazioni cardiovascolari acute o croniche. Le informazioni disponibili, però, non quantificano un effetto uguale per tutti e non separano con precisione il contributo della caffeina da quello della taurina e degli altri ingredienti.

Il caffè e il tè consumati moderatamente non devono essere assimilati automaticamente agli energy drink. Fino a tre tazze al giorno non risultano associate a un aumento del rischio di ipertensione nelle persone sane. Questo dato riguarda il rischio osservato con un consumo moderato: non esclude risposte individuali né rende equivalenti tazze di dimensioni diverse, preparazioni concentrate e bevande arricchite con più stimolanti.

Il compromesso è quindi tra effetto stimolante e contesto di consumo. Parlare genericamente di “bevande caffeinate” nasconde differenze importanti di concentrazione, formulazione, frequenza e sensibilità personale.

Alcol e bevande zuccherate: aumento pressorio e associazione non sono la stessa cosa

Alcol

Il consumo eccessivo di alcol può aumentare la pressione arteriosa. Le indicazioni richiamate dalle linee guida consigliano di evitarlo e, comunque, di non superare 100 grammi di alcol alla settimana. È una quantità di alcol, non il peso o il volume complessivo della bevanda, e non rappresenta una garanzia di assenza di rischio individuale.

In questo caso non è opportuno attribuire tutto a un unico percorso fisiologico: l’effetto dipende anche da dose, regolarità del consumo e condizioni della persona. Il dato utile è che l’eccesso costituisce un’esposizione modificabile, senza trasformare il limite settimanale in una dose consigliata.

Bevande zuccherate

Le bevande zuccherate sono associate a valori pressori più elevati e a un rischio maggiore di ipertensione soprattutto nei bambini e negli adolescenti. Sono inoltre riportate associazioni tra bevande zuccherate, rischio coronarico e mortalità complessiva. “Associate” non significa però che ogni singola bevanda causi ipertensione, né permette di ricavare un aumento pressorio preciso per lattina o bicchiere.

Anche per le bevande dolcificate artificialmente sono state osservate associazioni con rischio coronarico e mortalità complessiva, ma questo non dimostra che i dolcificanti provochino direttamente un aumento della pressione. Calorie, zuccheri, stimolanti ed effetto pressorio sono criteri differenti e non vanno usati come se fossero intercambiabili.

Come tradurre queste differenze nelle scelte quotidiane

Per salumi, snack e piatti pronti ha senso confrontare la voce “sale” in etichetta e rapportarla alla porzione. Per la liquirizia conta invece la presenza di acido glicirrizico e la frequenza di assunzione. Tra le bevande, la distinzione utile passa dalla composizione: un energy drink ad alta concentrazione non è equivalente a un caffè moderato, così come una bevanda senza zuccheri non è automaticamente irrilevante per la pressione.

Una singola lettura alta non identifica da sola la causa alimentare e un singolo prodotto non descrive l’intera dieta. Quantità, durata dell’esposizione, età, sensibilità personale e condizioni cliniche possono modificare la risposta.

Le domande più comuni

Anche le bevande senza zuccheri possono fare ingrassare?

La sola dicitura “senza zuccheri” non permette di stabilirlo: non significa necessariamente “senza calorie”, perché altri ingredienti possono contribuire all’apporto energetico. Occorre controllare le calorie per 100 millilitri e per la porzione realmente bevuta. Le associazioni cardiovascolari osservate per alcune bevande dolcificate artificialmente, inoltre, non dimostrano che facciano aumentare direttamente il peso.

Quali sono le bevande senza calorie?

L’acqua è il riferimento più semplice. Caffè e tè senza zucchero, latte o altri ingredienti apportano in genere quantità trascurabili, mentre per le bevande confezionate va controllata l’etichetta. Un energy drink senza zuccheri può avere poche calorie, ma restare rilevante per la pressione se contiene alte concentrazioni di caffeina e taurina: il criterio calorico e quello cardiovascolare misurano aspetti diversi.

Ridurre il sale è più utile quando fa parte di un’alimentazione complessivamente equilibrata, non quando diventa la caccia a un unico alimento. Se la pressione è alta, si assumono farmaci o si desidera modificare in modo sostanziale la dieta, è opportuno concordare il percorso con il medico senza sostituire le indicazioni cliniche con regole generali.

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Di Oscar Pagani

Sono una blogger che ama scrivere. I miei hobby sono leggere, guardare film, visitare musei e viaggiare.